




| Storia di un sogno a Bizan |
Pagina 1 di 4 Tempo fa mi sono imbattuto in una novella che ha attirato la mia attenzione perchè esprime il vero concetto delle arti marziali e il pensiero di un grande Judoka. STORIA DI UN SOGNO A BIZAN Qualche tempo fa, decisi di andare a cacciare nei dintorni del promontorio di Shimbara. La stagione si preannunciava eccellente, ed io nutrivo buone speranze. Tutto ad un tratto ricordai che a due chilometri dal castello di Shimbara, vicino al quale per caso mi trovavo, vi era la sorgente d'acque termali chiamata Shinto, ai piedi del Monte Bizan, e vi andai a fare il bagno e a riposare. La sorgente era stata scoperta solo sette anni prima: a quell'epoca vi erano numerosi ospiti per le cure termali, e gli alberghi erano molti; ma poi aveva infuriatola guerra russo/giapponese, e nulla di ciò che era rimasto in piedi era ancora abitabile. Una vecchia coppia custodiva i Bagni. Davanti alla porta della loro casupola, posta in questo desolato ma incantevole luogo, sedeva il vecchio guardiano, vendendo dolci ai bambini che venivano al monte sacro. Chiesi ospitalità alla donna ed ella molto gentilmente mi fece entrare, dicendo: “Tutto ciò che posso offrirle è un po' di riso ed un vecchio futon , se possono soddisfarla. Fortunatamente un vecchio e famoso samurai arriverà questa sera per il bagno, così che lei potrà trascorrere la notte discorrendo con lui. Ora vada e faccia un bagno, per rinfrescarsi dopo le fatiche del suo viaggio.”. Quando il vecchio samurai entrò, lo salutai con un profondo inchino. Rialzandomi vidi i suoi capelli color neve, la sua lunga barba argentea, e sui suoi abiti le armi del mestiere, rappresentate, se ricordo bene, da un bastone sorretto da due bonzi. Tutto in lui indicava nobiltà d'animo. Mi presentai: “li mio nome è Shiro Saigo.” dissi “Sono venuto qui a cacciare. Mi hanno parlato di lei. Mi è concesso di chiedere il suo nome?”.
“Bene,” disse il vecchio samurai dopo un momento di riflessione, “allora gliela racconterò. Molto tempo fa, quando ero giovane, praticavo le arti marziali. Una sera, non so come, un enorme topo s'introdusse nella mia stanza. Andai a cercare il mio gatto, Tama, che andava pazzo per i topi; ma appena si trovarono faccia a faccia, il topo balzò sulla testa di Tama una, due, tre volte con la rapidità di una freccia, e, mi vergogno a dirlo, il mio gatto, così forte e coraggioso, con un brutto morso sul naso si volse e... fuggì! Altri quattro gatti, celebri per il loro valore, furono costretti alla medesima fuga. Tutti quanti, feriti alla gola, negli occhi o alle zampe, mostravano un aspetto deplorevole. Ero completamente sconcertato, e giunsi alla conclusione che fossero stati battuti perché erano paurosi. Così presi il bastone, con il quale facevo gli esercizi di Kendo che avevo studiato intensamente per lungo tempo; ma quando gli sferrai il colpo mortale, quel topo lo evitò. Montai su tutte le furie e colpii a destra e a sinistra, davanti e dietro; ma quello evitò tutti i colpi con la rapidità di un lampo. Addirittura una volta, correndo sulla canna del bastone di bambu, mi saltò dritto sulla testa, e da coraggioso guerriero che ero, mi ritrovai tremante ed esausto. Proprio allora entrò un vicino, attratto dal rumore che facevo, e disse: “Conosco un valoroso gatto che non ha eguali per coraggio. Lo porterò qui, e dopo lei potrà riposarsi. “Confuso per avergli permesso di vedere quanto fossi affaticato, acconsentii. |